LETTURE ALTAMENTE CONSIGLIATE:
DZOGEN PONLOP RINPOCHE, "LA MENTE OLTRE LA MORTE", UBALDINI ROMA 2009"
(Si veda nella sezione "Antologia Testi").
"VERSO LA LUCE, MORTE E IMMORTALITÀ NEGLI SCRITTI DI SAGGEZZA", a mia cura
Edizioni Paoline 2011.
VERSO LA LUCE
È un ritiro di meditazione che viene programmato per la prima settimana di luglio del 2012, in un luogo ideale
per concentrarsi e rientrare in sè.
È la ricerca della luce in noi stessi e della liberazione, è il difficile cammino verso le profondità dell'Essere.
Durante questo ritiro di tre giorni saranno proposte e praticate tre forme di meditazione per calmare, purificare e stabilizzare la mente; inoltre saranno meditati alcuni brevi testi mistici d'iniziazione alla luce e verranno fatte delle pause di riflessioni meditative di liberazione (brevi colloqui di vita pratica e spirituale).
I testi mistici, di differenti tradizioni, saranno interiorizzati fino all'assorbimento.
Il ritiro si svolgerà in tre giorni e non potranno essere ammesse più di cinque persone.
Chi fosse veramente interessato è invitato ad inviare i suoi dati:vincenzonoja@googlemail.com spiegando il motivo del suo interesse, sarà così contattato e riceverà i dettagli e tutte le informazioni occorrenti.
"Abbiamo bisogno di meditare per stabilizzare la mente nello stato di assolutezza e di unità, quindi di purificarla dagli stati negativi di molteplicità e relatività. Questo lavoro può essere svolto solo tramite la meditazione costante e duratura nel tempo" (Da diversi testi di saggezza)
"Un uomo debitamente istruito nella meditazione è destinato a realizzare il Sé (che dimora già in lui), che è la Luce delle luci. Allora gli è rivelato Dio in pieno e quest' esperienza lo condurrà
per sempre lontano dall'ego, dalle passioni, dai vizi e dai peccati che abbrutiscono ogni essere e inquinano la vita stessa rendendola un inferno".
(Dalle Upanishaden)
Vi è soltanto l'Uno, il quale è senza secondo.
La differenza consiste soltanto nel nome che proviene dal discorso.
"Esso" (Brahman) non è grossolano né sottile, né corto né lungo,
Esso è privo di suono, forma ed è immutabile.
(Chandogya up.: VI: II-1,1-5)
Io sono la Luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre,
ma avrà la luce della vita. (Gv 8, 12)
La Verità suprema
Vivere la Verità suprema, anche per un solo momento, vale più che scrivere
e leggere centinaia di libri sui metodi o i processi o su come scoprirli.
(La Madre/ dalla Rivista Domani, Sri Aurobindo Asram, Pondicherry, India)
VINCENZO NOJA
ha consacrato la sua vita alla ricerca della Verità suprema.
Da molti anni ha iniziato il difficile viaggio interiore verso il Sé, mediante la meditazione e lo studio dei testi mistici della spiritualità interreligiosa.
Egli non scrive nulla di nuovo, tanto meno intende dare insegnamenti, semplicemente studia, rielabora e commenta i testi dei Maestri spirituali di tutti i tempi, nonché le sacre Scritture delle maggiori tradizioni religiose, affinché possano aprire il cuore e la mente del ricercatore alla luce della conoscenza, risvegliandolo al Sé che riluce immanente al centro dell’Essere.
Infine, il viaggiatore sulle vie del Tempo arriva alle frontiere dell’eternità.
Drappeggiato nel simbolo caduco dell’umano, sente la sostanza del suo sé
imperituro e perde la sua affinità con lo stato mortale.
Un raggio dell’Eterno colpisce il suo cuore, il suo pensiero s’allarga
nell’infinitudine; tutto in lui si volge all’immensità dello spirito.
(Sri Aurobindo, Savitri, I, 1,3)[1]
Poiché noi andiamo cercando l’Uno e scrutiamo il principio di tutti
le cose, cioè il Bene e il Primo, non dobbiamo cadere nelle cose ultime
ma dobbiamo elevarci, svincolandoci dalle cose sensibili che sono le ultime
e da qualunque malizia.
(Plotino, Enneadi 6,9,3)
È autore e curatore di circa trenta opere, antologie e traduzioni.
Quest’attività si è sviluppata in quattro fasi di approfondimento:
I) Nel 1989, ispirato dalla lettura degli stupendi racconti biblici della beata Anna Katharina Emmerick (1774-1824), martire e veggente, cura un’edizione italiana in nove volumi, tratta in buona parte dalle opere religiose del poeta del romanticismo Clemens Brentano (1778-1842), di cui viene pubblicata La Passione del Signore (San Paolo 2005-2009/ 4 edizioni) e, recentemente, l’antologia essenziale: Anna Katharina Emmerick, visioni bibliche e contemplazioni mistiche (Paoline 2009), che riassume in breve tutta l’opera. Le prime Case editrici ad accogliere le sue traduzioni circa le visioni e le contemplazioni della mistica suora tedesca sono Il Segno di Udine, Cantagalli di Siena e Ancilla di Treviso.
Nel 1998 collabora al Dizionario di Mistica, pubblicato dalla Libreria Editrice Vaticana, alle voci Anna Katharina Emmerick e santa Gertrude di Helfta.
In questo primo periodo di studio e di lavoro la Bibbia e, soprattutto, i Vangeli gli rivelano l’intensità e i benefici della Luce.
Diverse testimonianze gli confermano che l’effetto delle rivelazioni della Emmerick sono molto potenti, esse inducono i credenti di buona volontà a liberarsi dai peccati, dall’attaccamento ai sensi e quindi ad aprirsi alla grazia Divina e alla carità verso il prossimo.
II) Nel secondo periodo di approfondimento, Vincenzo si apre all’immensa realtà della mistica, studia e medita le opere dei mistici renani e alcuni classici cristiani, come La nube della non conoscenza e l’Imitazione di Cristo, nonché qualche opera di patristica e dell’esicasmo.
Viene così trascinato nel deserto interiore, in modo particolare resta affascinato dalle opere di Maestro Eckhart e della mistica renana perché essa contempla la nascita mistica di Dio nell’anima dei credenti.
Vedono così la luce alcune monografie antologiche sui mistici occidentali circa Sant’Ildegarda di Bingen (1098-1179), beato Giovanni Taulero (1300-1361), Meister Eckhart (1260-1328) e Franҫois di Sales Pollien (certosino/1853-1936), mentre prosegue la pubblicazione di traduzioni integrali dal tedesco, come il Titurel di Wolfram von Eschenbach, Le apparizioni Mariane in 2000 anni di storia (sette ristampe), Angeli e Demoni di Martin Buber e altre, tra cui: Nel Vestibolo del Tempio della Saggezza, del noto teosofo Franz Hartmann (1838-1912), che dice: “Lancia la tua ignoranza lontano da te e diventa perfetto in Dio”.
III) Nel terzo periodo del suo lavoro, che va, circa, dal 2006 in poi, egli si apre definitivamente alla mistica interreligiosa comparata, avendo la certezza che Dio è Uno e Universale e non si può rinchiudere in un dogma.
Pubblica così tre antologie (Borla: Testi mistici per la contemplazione di Dio e Testi mistici delle donne di Dio; Paoline: Esperienze mistiche negli scritti dei grandi Maestri) che raccolgono una scelta di testi di oltre 150 mistici e mistiche della tradizione cristiana, induista, islamica e degli antichi filosofi. In questa visione s’inserisce la traduzione e la curatela di un classico del monachesimo russo risalente al 1909: Il Diario sulla preghiera di Gesù dello Schimonaco Ilarion. Questo testo esicasta si congiunge bene con una precedente traduzione da lui eseguita per la Casa editrice Gribaudi: Monte Athos (Witting). Egli è sempre più convinto che con la lettura, la meditazione e l’approfondimento dei testi mistici la vita interiore dei ricercatori si arricchisce e si prepara a nuove e determinate esperienze spirituali.
IV) Attualmente, nel 2010, avendo assaporato le grandezze della mistica e della spiritualità interreligiosa, Vincenzo sente la necessità di approfondire il fondamentale messaggio dei Veda e delle Upanishaden, associandolo alle letture di Sri Aurobindo, Sri Ramana Maharshi, J. Krishnamurti.
Ispirato dalla meditazione dell’Aṣṭāvakra Saṁhitā, o Aṣṭāvakra Gita, della tradizione Advaita, scrive una raccolta di Versi pubblicata con il titolo: Echi dal profondo, Immagini di luce.
Con questo lavoro egli apre la quarta fase di approfondimento dedicata alla "mistica universale", o "Voce cosmica".
Da: Echi del profondo (dal capitolo “Eppur non muore mai”)
- Meditazioni dall’Aṣṭāvakra Saṁhitā[2]-
La vita ricomincia, la morte siede sulle spalle
Biasimato, non è infastidito. Egli non gioisce della vita e non teme la morte (AS 18,99)
Ombre notturne, presagi di luce.
La notte attira già al domani,
tutto è finito, tutto ricomincia.
Orme di pace, luce e benessere,
pace giocosa nelle vie dell’amore.
Tutto è finito, tutto ricomincia,
il vaso è colmo e l’acqua scorre;
la vita ricomincia,
la morte siede sulle spalle.
Dopo la morte la risurrezione
Oggi è festa nel cuore, festa senza entusiasmo,
festa pigra,
assorta e attenta; festa senza pensieri.
Si rinnova a nuova vita.
Il sole splende nella pace mentale,
la notte cala, la vita comincia,
subito finisce.
Dopo la morte, la risurrezione,
la Verità dopo ogni illusione.
Ciò che a voi sembra morto a me sembra vivo
La conoscenza della verità rende muto, inerte e
inattivo chi era eloquente, saggio e attivo. Perciò
viene evitata da chi vuol godersi il mondo (AS 15,3).
Rumi[3] dice: “ciò che a voi sembra notte e per me
giorno chiaro”, e io vi dico: “ciò che a voi sembra
realtà è per me illusione, ciò che a voi sembra
morto a me sembra vivo”.
Colui che non muore mai
Il corpo può morire o nascere, ma di questo non si cura la grande anima
che riposa sulle fondamenta del Sé e trascende il ciclo delle rinascite (AS 18,86).
La tomba chiusa,
raccoglie un defunto,
un morto
trapassato nel regno dei giusti.
La tomba aperta
mostra un bel bimbo
vestito di rosa,
non è
mai morto,
ma vive eterno nel cuore.
Nella casa della morte si entra da vivi
Un Maestro dell’India[4] dice:
“nella casa della morte si entra da vivi”,
lasciare la mente e tutte
le cose;
l’io muore, il Sé risplende.
Luce fiammante, dovunque risplende
la morte eterna dell’io.
“Il Profeta”[5] ha già detto:
Lui deve crescere,
“io” devo diminuire.
Nella casa della morte si entra da vivi.
Tutto finisce nel nuovo mattino.
Concezione esistenziale, senso e missione del suo lavoro
Vincenzo è convinto che nella vita bisogna avere uno scopo e una missione. Quale scopo è migliore della ricerca di Dio, in tutti i modi e con tutte le forze? È quale missione è superiore a quella di donare al prossimo le proprie piccole conoscenze?
L’esistenza, o meglio la sopravvivenza, su questa Terra è solo un breve passaggio, una contemplazione della morte, una preparazione alla vita eterna.
Dunque un’occasione per purificarsi e autorealizzarsi.
L’uomo si deve salvare attraverso gli sforzi individuali;
non appena cessa di identificarsi con il corpo, i sensi,
la mente e l’intelletto, diviene libero.
(Sathya Sai Baba)
Nel 2011 Vincenzo ha incontrato il messaggio di Buddha Shakyamuni come compendio e sintesi del cammino finora percorso, ispirato da questo lucente messaggio metafisico, scientifico e filosofico, Vincenzo ha iniziato gli studi sistematici di filosofia e pratica buddhista, deciso a realizzare la rinuncia e la comprensione della vacuità, fino alla liberazione e all'illuminazione, per cercare di sciogliere ogni nodo karmico, per il suo beneficio e per il beneficio di tutti gli esseri senzienti. Attraverso questi studi e meditazioni analitiche e concentrative comprende molto meglio e più nel profondo il significato nascosto della tradizione mistica cristiana e dell' induismo. ad esempio Buddha insegna che il punto d'arrivo di un Boddisattva (un praticante dell'illuminazione) è la compassione e l'amore verso tutti gli esseri senzienti, San Paolo dice: "Se non avete la carità non siete nulla!". Il punto iniziale di ogni tradizione spirituale comincia con la realizzazione della rinuncia:
"Senza una pura rinuncia non vi è modo di placare l'ardente desiderio dei piaceri di questo oceano di esistenza condizionata; e poichè tutti gli esseri incarnati hanno bramosia di esistenza, rimangono così totalmente imprigionati.
Per cui, sin dall'inizio, cercate di realizzare la rinunzia."
Solo così ogni sofferenza sarà lasciata, perchè se si rinuncia alle gioie terrene illusorie (Samsara) si rinuncia anche alle sofferenze delle malattie e di ogni cosa transitoria. Ogni cosa sarà allora vista come cammino dello Yoga, della purificazione verso la luce, l'ultima ed eterna Luce che tutto pervade e tutto illumina
[1] Sri Aurobindo, Savitri (vol. I-II), Edizioni Mediterranee, traduzione italiana di Paola De Paolis, Roma 1995.
[2] Aṣṭāvakra Saṁhitā[1]a cura di Nani Mai e Sergio Trippodo, Casa editrice Astrolabio- Ubaldini Editore, Roma 2003.
[3] Mistico persiano di grande fama.